E' notizia degli ultimi giorni che i tanti siti internet facenti parte del gruppo
Mega (parliamo dunque di
MegaVideo,
MegaUpload e compagnia bella) siano stati chiusi per intervento dell'
FBI; l'agenzia americana di spionaggio ha anche provveduto - si suppone su istigazione delle maggiori case cinematografiche e discografiche - ad arrestare il
fondatore del network (tale
Kim Schmitz) - con tanto di irruzione hollywoodiana nella sua villa - unitamente ad una manciata di suoi 'colleghi'. Agli imputati si contesta di aver istigato gli utenti di internet alla
pirateria, e di aver violato di conseguenza le norme riguardanti il
diritto d'autore. Inoltre, li si accusa di
associazione a delinquere, e financo di
riciclaggio. La pena prevista per tali reati arriva - nella legislazione statunitense - ad un massimo di
60 anni di carcere. (Fonti:
La Repubblica,
Web News,
D-Day)
Il governo americano sta lottando contro la
pirateria informatica; questo è poco ma sicuro: prima annuncia un
duro disegno di legge (il cosiddetto
S.O.P.A.) che, se approvato, limiterebbe enormemente la
libertà su internet, poi chiude uno dei più noti servizi di
file-sharing del web. Ed anche se è di ieri
la notizia che sul primo dei due provvedimenti ha fatto
retromarcia, a far
girare le palle ai navigatori rimane pur sempre il secondo. Ora, c'è poco da discutere: se è vero, come affermano i magistrati americani, che il network
Mega ed i suoi dirigenti, oltre ad
arricchirsi smisuratamente, hanno deliberatamente
ignorato la richiesta, perpetrata da diversi detentori di copyright, di rimuovere dai propri server
file illegalmente condivisi dagli utenti, dando luogo in questo modo ad un tacito accordo votato alla consapevole trasgressione della legge, be', la faccenda è grave. Significherebbe, difatti, che il gruppo
Mega non si limitava ad
offrire un servizio - che è qualcosa di utile, utilizzabile da chiunque nel bene e nel male - costituiva bensì una sorta di associazione
anti-copyright dalle losche manovre. E questo non va affatto bene. C'è difatti una legge riconosciuta a livello internazionale: quella sul
diritto d'autore. E
questa legge, come ogni legge, va rispettata. Punto. La legge è la legge. Ed è uguale per tutti.
MegaUpload, MegaVideo e compagnia bella incitavano alla violazione del diritto d'autore, e ne proteggevano i responsabili, salvo guadagnare bei quattrini? Bene: chi ha tratto
profitto - del tutto indebitamente - da questa
attività considerata
illegale merita di essere punito.
E non si cominci a blaterare, affermando che, se anche ha agito così, il team di
Mega l'ha fatto soltanto in nome d'un
ideale sacrosanto, quello della
libertà assoluta e totale dell'utente su internet, perchè questa è una menzogna bella e buona. Il servizio aveva (ed è più o meno evidente) un
unico scopo: il lucro. Prevedeva, difatti, il tintinnante
pagamento di un canone, per consentire all'utente maggiori
vantaggi nel destreggiarsi tra i suoi contenuti. E' dunque manifesto che il
mega-fondatore del
mega-network mirava, con la sua creatura, a
riempirsi la pancia,
non certo a
diffondere fantomatici ideali di purezza o a propagandare tesi cui era devoto. Certo, che poi l'America abbia pensato di
arrestare così clamorosamente (si potrebbe dire in pompa magna, con tanto di elicotteri ed assedio in villa) lui e gli altri presunti criminali, è un altro discorso; si sa, negli
Stati Uniti, amano la spettacolarizzazione. Per giunta, in quel Paese (come in molti altri),
regnano le lobby. E quelle cinematografico-discografiche-videoludiche sono lobby potenti, che da molto tempo premevano sul governo americano per una marcata dimostrazione di forza in ambito di copyright.
Ciò detto, è in ogni caso - così la penso io - da considerarsi
sbagliato che gli imputati nell'
affaire Mega rischino
60 anni di galera, una pena che, in Italia, non si becca nemmeno un
pluri-omicida, o un terrorista dichiarato. Ci vuole misura, specialmente nell'ambito della giustizia e della legalità. Ed inoltre: sono gli attuali accusati (cioè i responsabili di un grosso network di
file-sharing) gli
unici colpevoli di ciò che gli si contesta? Ricapitoliamo la faccenda:
MegaUpload e
MegaVideo sono stati chiusi. I loro responsabili sono stati arrestati. Ebbene: che succede, ora, agli
utenti, quelli che i contenuti illegali di
MegaUpload e
MegaVideo li hanno
caricati, scaricati o visionati? Anche loro sono
rei di un qualche
crimine? Probabilmente sì, e tuttavia la questione è piuttosto spinosa. Come si può dimostrare, difatti, che
costoro erano a conoscenza della non legittimità legale di ciò che facevano? E' chiaro che l'utente abituale di un servizio
Mega (che è dunque navigato) non è certo inconsapevole di ciò che fa. Ma, che dire di quelli occasionali?
E comunque, sarebbe possibile rintracciarli ed identificarli, questi violatori di copyright? Sarebbe cavillosamente lecito? E che
provvedimenti sarebbe giusto prendere, eventualmente, nei loro confronti? Certo non meritano
multe salatissime o addirittura
anni di galera, tuttavia resta il fatto che, in un modo o nell'altro, hanno - è evidente -
trasgredito la legge. Hanno cioè
contribuito, con le loro azioni, a far perdere
500 milioni di dollari (è una stima degli inquirenti americani) a grandi
industrie dell'intrattenimento. Ebbene:
che fare, con costoro? Certo non hanno rubato l'elemosina ai barboni lungo le strade: case cinematografiche-discografiche-videoludiche di quattrini ne hanno da vendere, ma... questi violatori del diritto d'autore devono forse essere
giustificati per questo? Sotto un profilo strettamente
legale, certamente no. E da un punto di vista più generalmente
etico? Anche qui, qualche dubbio nell'esprimere un giudizio è più che lecito; è vero, magari chi non ha rispettato la legge non è propriamente abbiente, ed, in quanto tale,
non può permettersi (visti gli alti prezzi che il mercato - in modo miope - impone su queste merci) di acquistare
ogni singola canzone, ogni singolo film, ogni singolo videogioco di suo gradimento... Ma, con ciò? Ad essere onesti, potrebbe semplicemente rinunciarvi, e tenersi la coscienza in pace. Anche perchè, evitando di acquistare questi prodotti,
sottrae pur sempre denaro a cantanti che apprezza, se (s)carica
canzoni, ad
attori che ama, se (s)carica
film, a
programmatori che ammira, se (s)carica
giochi o
software... Il che, non è propriamente
giustissimo. Oppure sì?