Politica - Il reverendo Davy Jones.
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Di Big Fat Fede
E' fuor di questione: il reverendo Jones, quello che, negli USA, sta tenendo sotto scacco la Casa Bianca agitando la minaccia di bruciare pubblicamente il Corano, è un uomo astuto, un agitatore di folle, insomma un gran furbacchione, un gran furbacchione davvero; e la visibilità che sta ottenendo in questi giorni, a livello mondiale, grazie alle sue sparate, prima confermate, poi smentite, poi nuovamente riconfermate, di certo non lo spingerà a ridursi a più miti consigli. Ma, diciamocelo: in tutta franchezza, la dimostrazione 'modello Savonarola' di dare al rogo il Corano che egli ha intenzione di mettere in atto, peraltro ben al sicuro nella sua parrocchia in piena Florida, è una pagliacciata, una baggianata, una sciocchezza, una pisquanata sesquipedale. Quello che il reverendo propone è di certo un gesto forte, simbolico, un fulmine in piena notte, per quanto giustamente eseguibile in completa libertà, in nome del tanto vituperato 'Articolo 21' (persino Obama ha dovuto 'domandare' al buon Jones una rinuncia, non s'è assolutamente permesso di pretenderla! Ah, quant'è lontana, l'America...), ma è anche una roba inutile, vuota, priva del benchè minimo significato, in sostanza ed in apparenza. Dunque, Jones sbaglia. Ma sbaglia pure chi strilla che a causa del reverendo ora si rischiano attentati, momenti di tensione internazionale, agguati militari e compagnia bella. Non sarà certo un pretucolo la cagione di tutto ciò. Semmai la stupidità intrinseca nel fondamentalismo islamico; se Al Qaeda -facciamo le corna- domani precipitasse un aereo sulla Casa Bianca, non sarebbe certo colpa di Jones, bensì di Al Qaeda. Ricordiamolo bene. La responsabilità non sta tanto nel provocare, quanto nel reagire barbaramente, nel caso specifico in seguito ad una scemenza.