Recensione - Alice in Wonderland - Il film
Cinema |
Di Big Fat Fede
<< E Tim Burton resuscita Carrol. Peccato che poco dopo l'ammazzi di nuovo. >>
(Big Fat Fede)
Alice in Wonderland, in italiano 'Alice nel Paese delle Meraviglie', in napoletano 'Alìs into pais re' meravigliè' è un trattato onirico-psicologico-infantil-Freudiano, travestito da fiaba, redatto nel remoto 1865 dall'ingegner Lewis Carrol. Come ognuno sa, tratta delle meravigliose e spensierate avventure di tale Alice, perduta nel proprio inconscio sognatorio, fanciulletta impegnata nella non facile impresa di rovesciare la tirannia della Regina di Cuori, nel magico Paese delle Meraviglie, tra un incontro con un Cappellaio Matto e un Bianconiglio e l'altro. Ebbene, il film è discretamente simile alla fiabona Carroliana. Peccato che mostri un'Alice assai più cresciutella, tanto per centrare un target spettatoriale un po' più vasto, e che l'appiattisca nel modo più assoluto.
Il visionario pazzoide Tim Burton costruisce un titanico scatolone a tinte vivaci, totalmente privo di invenzione, in compenso assai ricco di effetti speciali ultra-tecnologici, che faranno la felicità dei bambinelli bavosi con annesso cervello di gallina. Così un'Alice più scollata del previsto -minchia, è un prodotto Disney- girovaga per un intero film tra meravigliose scenografie in computer grafica, svignandosela di qua e di là, incontrando personaggi uno più folle dell'altro -tanto per evitare pericolosi stereotipi- ed assemblando armature Paladinesche che manco Eragon! Insomma, a nulla sono valsi gli ottimi ed eccessivi estri recitativi dell'impronunciabile Mia Wasikowska (Alice), di Johnny Depp (Il Cappellaio Matto), della Bonham Carter (La Regina di Cuori), di Anne Hathaway (La Regina Bianca): il film è una pallosa storiella senza un briciolo di 'moltezza'.
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