Della saga
Grand Theft Auto –
libertà d’azione, poliziotti, troppa violenza, parolacce, riferimenti adulti, ironia,
Rockstar Games, Take Two, problemi finanziari – si è già parlato, in lungo, in largo, a destra, a sinistra, su e giù. Di GTA IV, pure. Tuttavia, riguardo a quest’ultimo videogame d’avventura/azione, almeno nella sua incarnazione PC, ho un’
opinione molto diversa dalla stragrande maggioranza dei players.
Ne è arrivato uno nuovo, ragazzi. Si chiama Bellic. Niko Bellic. sì, è un nome straniero. Si tratta di un polacco, qualcosa di simile. E’ venuto in cerca di fortuna. Dove? A Liberty City. E Liberty City si è evoluta. Di nuovo. Basti pensare che agli albori, aveva circa quest’aspetto (Foto 1 – GTA I, Foto 2 – GTA II):

Appena qualche annetto dopo, invece, era divenuta più o meno così (Foto 1 – GTA III), per poi essere affiancata da una splendida Vice City (Foto 2 - GTA: Vice City), e in seguito addirittura da un vastissimo stato. (Foto 3 – GTA: San Andreas):



Ed ora? Be’, ora Liberty City è davvero incredibile. Sembra reale.

Il fatto è che l’eccellenza d’un videogame non si misura unicamente dall’aspetto esteriore, ovvero dalla grafica, dal sonoro, dalle animazioni, anzi; spesso, più un titolo è curato da uno di questi punti di vista, più è facile che gli sviluppatori ne abbiano trascurati degli altri. Ebbene, a mio parere, questo è ciò che è avvenuto per Grand Theft Auto IV.
Il gameplay è il solito; armi a volontà, un’enorme area metropolitana -minore di quella di San Andreas, però- da esplorare, decine e decine di automobili da sgraffignare, centinaia di missioni principali o secondarie a difficoltà crescente, completabili con una grande libertà d’azione, i piedipiatti da evitare o da accoppare, il Pay ‘N Spray, ecc… Naturalmente, però, vi si è aggiunta una discreta quantità di elementi:
- La possibilità di azzerare il proprio livello di sospetto fuggendo da un’area ben delimitata
- La possibilità di guardare varie emittenti televisive
- La possibilità di farsi scarrozzare in Taxi
- L’utilizzo del cellulare (telefonate, numeri speciali, messaggi, utile a rifare le missioni fallite)
- La possibilità di navigare in Internet
- Il navigatore satellitare; indica i percorsi da compiere per raggiungere determinati punti della città
- Un mucchio di nuovi mini-game e punti d’interesse
- La possibilità di incontrarsi con i personaggi conosciuti durante la storyline, e di sfidarli ad un mini-gioco, o di recarsi con loro da qualche parte.
- Parecchie nuove statistiche, modello RPG (Salute, Amicizia con X, Amore con Y)
- Possibilità di sfruttare, per esempio durante le sparatorie, dei nascondigli, con la pressione di un pulsante
- Possibilità di entrare nel database della polizia, manometterlo, o di corrompere i piedipiatti
- … E mille altre cose ancora…

Però, vi è un però; i Rockstar hanno anche eliminato, o perlomeno ridimensionato alcuni aspetti, anche non di poco conto:
- Rispetto a San Andreas, ridotto il numero di armi
- Rispetto a Vice City ed a San Andreas, cancellate le proprietà acquistabili – In particolare le attività, rispetto a Vice City.
- Rispetto a San Andreas, ridotta la superficie esplorabile
- Rispetto a San Andreas, ridotta la longevità del totale delle missioni del gioco
- Rispetto a San Andreas, eliminate alcune vetture
- A differenza di tutti gli altri episodi della serie, contiene molti bug, e crasha spesso.
- … Ed altri ancora …

Tutto ciò influisce assai negativamente sul divertimento; Grand Theft Auto IV si sta trasformando sempre di più in una sorta di The Sims, di simulatore della realtà: gli sviluppatori si sono concentrati in particolare su aggiunte invero di poco conto, ai fini del divertimento da azione, come la televisione, o Internet. Invece, almeno personalmente, acquistando un titolo come questo mi aspetto un free-roaming come si deve -e fin qui tutto ok- ma incentrato sulle sparatorie, sulla violenza, sulla guida di vetture, sul cazzeggio a ruota libera a bordo di un’auto dalle texture spigolose, non scortato da un bel taxi giallo con tanto di navigatore satellitare. Un eccesso di realismo e ‘troppa carne al fuoco’, dunque, che mettono in crisi il giocatore, e finiscono con l’annoiarlo. Insomma, un po’ una delusione, sotto questo punto di vista.
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