Destinato a sbancare tutto lo sbancabile, è fatalmente giunto sugli schermi anche quest’
ultimo capitolo della saga “
Harry Potter”, intitolato, come da copione, “
Harry Potter e i Doni della Morte – Parte II”. Proprio così: “
Parte II”, giacchè quei geniacci della
Warner Bros™ © ® (casa produttrice della pellicola, nonchè della saga nel suo complesso) hanno ben pensato, nel tentativo di procacciarsi qualche bel dindo in più dalle tasche dei fan, tutti quanti, ovviamente, cinefili (o cinofili, ma non sinofili, ne’ citofoni) con la barba bianca e il cervello fino, hanno ben pensato, dicevo, di
suddividere l’ultimo – ovvero il
settimo - capitolo della serie di romanzi targata
J. K. Rowling in 2 parti, così da ottenere 8, diversi, magnifici, interessanti, indispensabili, e, soprattutto, lucrosi, film. <<
Robe da matti >> arriverebbe a dire qualcheduno, con specifico riferimento a queste simpaticissime
manovre lievemente
commerciali, ma… Che ci volete fare! E’ il
mercato, bellezze, il mercato: 1 litro di gasolio costa 1,50 €, 1 kg di pane 3 €,
1 biglietto al cinema 8 € (6 € nel caso i film li vediate di lunverdì, a partire dalle 23.45 fino e non oltre le 23.47),
1 biglietto al cinema in 3D 11 € (9 € se avete un’età compresa tra i 98 e i 105 anni – le mummie e gli zombie sono, per il momento, esclusi dall’offerta -). Così va il mondo.
Ad ogni modo, come financo i
Saturnici sanno, l’
epopea di Harry Potter – comprensiva di
film, libri, nonché gadget luccicanti quali bacchette magiche per togliersi le caccole dal naso senza far uso delle dita, e copri-water stellati autografati da Albus Silente – è incentrata su un certo, giammai l’indovinereste,
Harry Potter,
maghetto dotato d’una
cicatrice a forma di saetta sulla fronte, e di un tatuaggio a forma di triceratopo sul didietro, ma questa è un’altra storia. Il suddetto ha, sventuratamente, un
nemico (im)mortale, tal
Lord Voldemort, stregone dannatamente
oscuro (difatti, veste sempre di nero), nonchè
ricco di seguaci (i
Mangiamorte), il quale già in passato ha tentato d’assassinarlo, purtroppo senza successo. Harry può tuttavia contare sull’aiuto di
due magici amici come
Ron Weasley (rubicondo individuo più tonto del fratello scemo di Topo Gigio) ed
Hermione Granger (saccentella secchioncella con la faccia da scodella). E non è tutto: al suo fianco ha anche l’
Ordine della Fenice (un crocchio d’incantatori senza speranza la cui brama più recondita è la definitiva sconfitta del male supremo), nonché il già citato
Albus Silente, Preside della
Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts (da Harry frequentata fino al sesto anno compreso), un frizzante ed arzillo vecchietto più barbuto di Babbo Natale, ma privo di
slitta rennuta, il quale, sventuratamente, al tempo di “
Harry Potter e i Doni della Morte – Parte II” è già bell’è che
schiattato, insieme ad una moltitudine di altri personaggi che ora non sto qui a citare.
Nello specifico, l’ottava pellicola della saga, ovvero quella che questa seriosissima recensione ha come oggetto, narra le peripezie di Harry, Ron ed Hermione alla
ricerca degli Horcrux, i
frammenti d’anima di Lord Voldemort, senza la distruzione dei quali il suddetto cattivone non può essere accoppato; essa consiste, cioè, nella
battaglia finale tra Harry e Voldy, in pratica nel sempiterno nonché apocalittico
scontro tra Bene e Male.
Il film inizia là dove terminava quello precedente, del quale, peraltro,
non è ivi fornito un
riassunto, cosicchè chi non l’ha visto (o non ha letto il romanzo donde è tratto) si deve necessariamente
attaccare al tram, meglio se in corsa; inizia, dicevo, con la
sepoltura dell’elfo domestico – nonché
puffo –
Dobby, seguita da un simpatico conciliabolo dal sapore guerresco e complottista cui prendono parte Harry, Ron, Hermione,
Unci Unci (un
folletto, ex-impiegato della Gringott, la Banca dei Maghi), ed in seguito, una volta ritiratosi quest’ultimo,
Olivander (un
fabbricante di bacchette a tempo perso). L’
incontro, che avviene in quel di
Villa Conchiglia, ovvero la magione di uno degli innumerevoli fratelli Weasley e della di lui diletta signora, oltre a svolgersi in due tempi, segna la continuazione del
piano di Potter e dei suoi compari per la distruzione dei succitati Horcrux, già intrapreso nella pellicola precedente a seguito della
riforma, eseguita per mano di Voldemort, del Ministero della Magia, espletatasi in continue
stragi di Babbani (“non maghi”) e Mezzosangue, ovvero in una terribile
dittatura delle forze al servizio
del Male. I nostri eroi si ritroveranno dunque, ancora una volta, a vivere
avventure che definire picaresche sarebbe quantomeno riduttivo: cavalcheranno
draghi imbufaliti e bufali indraghiti, fuggiranno rocambolescamente, per poi tornare alla carica, armati di bacchette e più valorosi che mai, si
sbaciucchieranno a vicenda (Ron con Hermione, ed Harry con Ginny, che di Ron è peraltro sorella),
ruberanno e custodiranno oggetti leggendari, quali
Mantelli dell’Invisibilità, Bacchette Magiche di Sambuco e
Pietre della Resurrezione, addirittura parteciperanno e risulteranno determinanti nell’incredibile
assedio che Voldemort e i suoi sgherri tenteranno di portare a termine
contro il secolare castello di Hogwarts, all’interno del quale la maggior parte degli studenti si è ribellata alla
tirannia del Signore Oscuro…
“
Harry Potter e i Doni della Morte – Parte II”
non è un brutto film, ma
neppure un capolavoro indiscutibile il cui nome non è pronunciabile se non dopo essersi prostrati ripetutamente al suolo; è una pellicola
in parte godibile,
in parte piatta, banale e scontata come sanno essere soltanto i titoli di coda della cinquemillesima puntata di
Bruttiful.
In principio è ben congegnata e discretamente memorabile,
per quanto cupa – specie se raffrontata alla variopinta allegria di “
Harry Potter e la Pietra Filosofale” - e lascia spazio a
sequenze visivamente superbe (come quella nella
camera blindata della Gringott), nonché a certe
oscure fantasie del regista David Yates (si vedano in proposito la
scena in cui il perfido
Voldemort fa
strage di tutti coloro che gli capitano tra i piedi, giacchè s’è avveduto della scomparsa di un Horcrux, o la
sequenza, ripresa dall’alto, che vede protagoniste
decine e decine di studenti di Hogwarts, Orwellianamente costretti a marciare, con le proprie uniforme nero carbone, in ranghi serrati, senza spiccicare parola, pena una punizione devastante). Allorchè
l’azione si fa più serrata (ovverosia verso il termine della pellicola) il
film diviene, invece,
più confusionario e frettoloso, le divergenze con il romanzo originale si fanno più evidenti (ed invadenti), ed il tutto risulta, specie una manciata di minuti prima dei titoli di coda,
degno di un Harmony di quart’ordine, con
sbaciucchiamenti ripetuti e scenette a tratti patetiche ed a tratti esageratamente drammatiche, nonché
disgustosamente inflazionate e banalizzanti.
Da un punto di vista
prettamente visivo, la pellicola si difende egregiamente (
pochissime risultano le differenze tra la versione 2D e quella 3D), con
effetti speciali superbi (
scoppi di luce, scene di battaglia con mostri giganti, uccisioni e duelli all’ultimo sangue, smembramenti, crolli improvvisi di edifici, apparizioni e sparizioni repentine), e
comparse a tonnellate (in particolar modo nelle sequenze contenenti l’assedio al castello di Hogwarts). Tuttavia, sotto il
profilo della recitazione, siamo ben
lontani dall’apoteosi della mimetica caratterizzante: Daniel Radcliffe (
Harry Potter) è più
ingessato di una mummia egizia,
Rupert Grint (
Ron Weasley) è
esagerato, e carica - al solito - un po’ troppo la
componente tontolona-spiritosa del proprio personaggio,
Emma Watson (
Hermione Granger) e
Bonnie Wright (
Ginny Weasley) risultano entrambe più
piatte e dimenticabili di un tappetto appena spolverato a suon di battipanni,
Michael Gambon (
Albus Silente) appare
eccessivamente controllato nella manifestazione delle emozioni, e
Tom Felton (
Draco Malfoy) è più
piagnucoloso del Ciccio di Nonna Papera quando gli fregano la merenda.
Buona, al contrario, la
componente sonora della pellicola,
irrilevante la
sceneggiatura.
E tuttavia,
con tutti i suoi limiti, evidenti ma non troppo, “
Harry Potter e i Doni della Morte – Parte II” è
pur sempre, cinematograficamente parlando, il
capitolo conclusivo (per ora) d’una saga,
iniziata come una magnifica fiaba e proseguita in maniera più adulta ed oscura, la quale ha benignamente
accompagnato l’infanzia e l’adolescenza d’un’intera generazione, e che, in quanto tale,
va premiata, e, perché no, rispettata…
6,5