Recensione - Il cimitero di Praga - Il romanzo
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Di Big Fat Fede
Quel gran pacioccone di Umberto Eco ritorna finalmente alla ribalta, e, a 6 anni di distanza da 'La misteriosa fiamma della regina Loana', pubblica un nuovo romanzo: 'Il cimitero di Praga', incentrato stavolta su complotti, complottisti, falsari, mistificatori e compagnia bella. Protagonista dell'opera è il capitano-agente segreto Simone Simonini, il quale, oltre ad aver evidentemente avuto genitori poco fantasiosi, ha l'incommensurabile merito d'essere un gran pezzo di farabutto, nello specifico un falsario misogino, misantropo e più cinico del dottor House, amante, in compenso, della buona cucina (al pari dell'Umbertone suo manovratore). Costui, per campare, si dedica a tempo pieno alla falsificazione di documenti, e, come Ballarò, rispetta la sacra norma della par condicio: difatti li falsifica sia per i governi che per le associazioni antigovernative, sia per uno Stato amico che per uno nemico; il tutto in nome della convenienza e del più scaltro utilitarismo. (Capperi, mi ricorda qualcuno, questo Simonini)
Il capitan Findus di cui sopra è per giunta pervaso da un viscerale odio nei confronti degli ebrei, trasmessogli dal nonno, che pure era un antisemita convinto, nonchè bigotto come pochi.
L'intricata vicenda che vede protagonista Simone ha inizio in quel di Parigi; nel tentativo di metter ordine nella propria disastrata memoria, il capitano, piuttosto anzianotto, s'è autorecluso in una squallida botteguccia, la quale costituisce in realtà la copertura per le sue losche attività, ed è tutto assorto nella redazione d'un diario, impegno che -gli ha assicurato un certo dottor Freud ('quel dannato ebreo')- con il tempo gli permetterà di recuperare parte dei propri ricordi, che il nostro ha perduto in una non meglio identificata amnesia. Dunque Simone inizia a scrivere; ed un narratore onnisciente principia a riferirci ciò che scrive. Dopo qualche decina di pagine (si sa, Eco è coinciso più o meno quanto un rotolone Regina), ecco un primo mistero: un fantomatico abate Dalla Piccola -i cui abiti sono finiti, chissà come, nella casa del capitan Findus Findini- è intervenuto, mentre Simonini ronfava della grossa, nel diario di costui, con tanto di firma. Simone, al suo risveglio, è esterrefatto: forse che qualcuno -chissà, magari un 'ebreo' zozzone- s'è introdotto in casa sua e gli ha giocato un brutto tiro, scarabocchiandogli pisquanate sul diario? No, decisamente improbabile. Dunque, forse che l'abate Dalla Piccola è lui stesso? In tal caso, starebbe vivendo un incredibile sdoppiamento d'identità, roba dell'altro mondo.
Quest'astuto stratagemma letterario, di alternare, cioè, tre narratori (quello onnisciente, Simonini e Dalla Piccola), tipico com'è del Romanzo dell'Ottocento, permette ad Eco d'ostentare -suppongo divertendosi- tutta la propria cultura, tuttavia per il lettore moderno costituisce un vero e proprio sgretolamento di zebedei (leggi: rottura di palle), in quanto costringe ad indicibili peripezie mental-cronologiche, degne d'altri tempi.
Le memorie di Findus, nel romanzo raccolte praticamente a casaccio, tanto che spesso s'è costretti, in preda all'emicrania più mefitica, a tornare indietro per rileggersi le puntate precedenti, hanno inizio -dopo i consueti salamelecchi descrittivi- con le picaresche peripezie da costui vissute in quel di Torino, al soldo di quei cattivoni dei Servizi Segreti Piemontesi o di chessòio (Siamo in pieno Risorgimento). Difatti, Simonini, alla morte del nonno -il quale gli ha fatto per tutta la vita da patrigno, perlomeno spirituale, mentre il papà Carbonaro era in giro a far casino- è rimasto con un bel pugno di mosche, poichè il notaio Rebaudengo gli ha fregato gran parte dell'eredità, dunque, dovendo egli trovarsi un lavoro, ed essendo un fancazzista convinto, sceglie di fare prima l'assistente del Rebaudengo medesimo (tanto per riprendersi qualche soldino, e per imparare il mestiere del falsario), e poi nientepopodimeno che la spia, altro mestierino leggero leggero, praticamente part-time. Prende dunque parte alla spedizione dei Mille, nel tentativo di gettar fango su Garibaldi -una missione che gli è stata affidata da Camillone Cavourone in persona-, e ci riesce pure. Conosce poi un mucchio di individui più o meno loschi (in maggioranza poveracci con problemi esistenziali), ne ammazza un mucchio di altri, e falsifica documenti a tutto spiano. Dopodichè, si trasferisce a Parigi, reputando evidentemente i mangiabaguette migliori tanto dei mangiaspaghetti quanto dei mangiakartoffeln.
'Il cimitero di Praga' è un romanzo quantomeno strampalato: pubblicato da Bompiani nel 2010, pare un feuilleton dell'800 (suppongo l'effetto sia voluto, altrimenti è roba da 118), e no, non è nulla di eccezionale. E' godibile e simpatico, ma Eco ha scritto di meglio. Nella mia humilissima opinione l'ho trovato prolisso e talora un po' pallosetto; diciamocelo: la parte francese è troppo lunga, e poi Parigi m'ha francamente rotto le balle. Possibile che ogni santissimo romanzo che manda il cielo (Rendiamo grazie a Dio) debba essere ambientato a Parigi? Ma, madonna santuzza! Ci sono tante belle città, a questo mondo, tipo, chennessò, Ouagadougou e Cascabraga, e bisogna sempre andare a tirar fuori Parigi? E che cribbio.
Ad ogni modo, Simonini mi sta simpatico, benchè sia razzista, misantropo, misogino e coprofilo: è un personaggio che ricorderò, ed anche l'ambiente in cui esso si muove è davvero interessante. Umberto I Eco gioca allegramente con Simonini e con la storia, affrontandola da una prospettiva del tutto particolare, ed imbastisce un vero e proprio tornado di complotti, che -in bilico tra il serio e il faceto- giunge ad attraversare mezza Europa, Russia compresa.
Accuratissima, ovviamente (come in tutti i libri del Berto), la parte storico-letteraria, con riferimenti incredibilmente colti e precisi ad opere di Dumas, Sùe, Taxil, Boullan e quant'altri, ed a documenti come i Protocolli dei Savi di Sion.
Nota per i più deboli di stomaco: alla fine del libro c'è la descrizione d'una messa nera. Lasciatela perdere: è davvero forte. In caso contrario, preparatevi a svomitacchiare a tutto spiano, imbrattando financo il vostro tappeto preferito.
7,5