Recensione - Il simbolo perduto - Il romanzo
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Di Big Fat Fede
E' sbaRcatO nelle librerie di mezzo pianeta -e le ha sbaNcatE- l'ultimo thrillerone di Daniele Marrone, forse più conosciuto come Dan Brown, dal titolo 'Il simbolo perduto'. Naturalmente la trama del romanzo prevede la ricomparsa sulla scena di Robert Langdon, il fancazzologo esperto di simboli oscuri ed enigmi irrisolti già protagonista de 'Il codice da Vinci' e 'Angeli e Demoni'. Costui -sia detto per inciso- si ritroverà impegnato in orribili ed assai esoteriche avventure, in compagnia dei suoi ex-compari salmoni (Peter e Katherine Solomon) e di tanta bella gente, avventure che vedranno coinvolti nientepopodimeno che, nell'ordine: la massoneria, la CIA, l'Office of Security, la chiesa, il Campidoglio e l'Istituto Mucche Incontinenti. Nello specifico, a Langdon sarà affidato -dal Venerabilissimo Maestro Massone™ Peter Solomon- un viscido e bozzoluto pacchettino contenente un manufatto sensazionale che la Massoneria,per l'appunto, si tramanda da almeno un paio di secoli. Sfortunatamente (per Langdon) l'affare si rivelerà assai pericoloso, specie quando un pazzoide con tendenze divineggianti e, perchè no, demonistico-settistiche tenterà d'impossessarsene, anche a costo della vita (di Langdon).
'Il simbolo perduto' è proprio un thrillerone à là Brown: un mucchio di riferimenti letterario-artistico-geografici, un'ambientazione suggestiva che nessuno conosce - Il Campidoglio, la sede del Congresso, in quel di Washington D.C. - i soliti personaggi stereotipati- il saggio uomo di chiesa cieco, lo scorbutico e rompipalle capo dei servizi segreti, la bella eroina con tendenze suicide, il cattivone tatuato-spietato-psicopatico, il Bianconiglio - e la consueta narrazione pulita anche in situazioni estremamente violente. Ciò detto, il romanzo è un flop: trattasi di un'accozzaglia di pretenziosi riferimenti filosofico-teologici al Verbo, alla Bibbia e a chessòio, uniti ad una trama originale quanto un carciofo al pomodoro, con una spruzzatina di horror giapponese ambientato in corridoi bui. Il tutto condito da enigmi tanto complessi quanto idioti ed improbabili e dal solito finale lieto e deludente. Inspiegabilmente, può risultare avvincente.
5,5