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Imperivm' è un romanzo storico redatto qualche anno or è dal buon
Robert Harris, noto giornalista della
BBC, nonchè
'columnist' del
Sunday Times, oltrechè
scrittore di successo. Il volume in questione, stampato da
Mondadori, consta di
353 pagine, più copertina mobile. (
NdR: Io odio le copertine mobili; sono brutte, scomode e oltremodo fragili. Inoltre squinquifferano gli zebedei ad ogni cambiamento di pagina.) '
Imperivm' tratta della gloriosa esistenza del celebre
oratore romano
Marco Tullio Cicerone, vissuto nel
I secolo a.C., in un'epoca di grandi sconvolgimenti, di riforme, di rovesciamenti più o meno legali dei maggiori
valori repubblicani, ai quali, com'è noto, Cicero-Ciceronis era piuttosto devoto. (
Cesare ed Augusto, lo ricordiamo, erano alle porte, tutti intenti a far capolino con la zucca) Il romanzo, la
voce narrante del quale s'identifica nei ricordi e nelle memorie di
Tirone, segretario personale nonchè schiavo di Cicerone, si focalizza soprattutto sulle vicende comprese tra il
75 a.C. (anno della questura del grande oratore) e il
63 a.C. (anno della
congiura di Catilina, la quale, tuttavia, non è ampiamente trattata -per quanto un qualche accenno a riguardo vi sia- nel volume, che termina con il
consolato di Cicerone, conseguito poco prima).
Harris-Tirone illustra minuziosamente, ovviamente romanzando a destra ed a manca, la
carriera del grande massacratore di zebedei studenteschi, sin dagli albori, passando per i
rapporti da lui intrattenuti con illustrissimi personaggi dell'epoca, quali
Pompeo,
Crasso,
Cesare, Ortensio, il succitato
Catilina, Clodio,
Lucullo, Quinto Cecilio Metello, fino all'ascesa dell'oratore al consolato, ultimo gradino del
cursus honorum, ultimo passo per l'immortalità
. Tirone ci riferisce pure della
vita privata di Cicerone, del suo
carattere imperturbabile, del suo rapporto -non proprio idilliaco, ma neppure orripilante- con la
moglie Terenzia, con i nipotini, con i fratelloni, e con suo nonno in carriola. Ci parla anche di come il
celebre avvocato disponeva le proprie orazioni, delle modalità con cui le memorizzava, le
archiviava, le richiamava nei momenti di necessità.
Tirone riferisce pure del
sistema stenografico da lui messo a punto allo scopo, e ci intrattiene con
intrighi e politici maneggi, con storie di
corrotti e corruttori, di grandi condottieri, di valorosi generali. Ci parla anche d'
illustri processi, focalizzandosi su quello, celeberrimo, che Cicerone istituì contro il malvagio governatore della Sicilia
Verre, ci riferisce di come cercò prove e testimoni per inchiodarlo, di come quasi fallì, per poi ottenere -grazie all'aiuto di qualche stratagemma forense- la
vittoria.
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Imperivm' è un romanzo che mi ha
largamente appassionato, non tanto per il suo intrinseco
potenziale letterario o narrativo, il quale, v'è da dire, è un bel
fantasma formaggino, visto che non esiste, quanto per il contenuto in sè, per il racconto della vita dell'
immortale personaggio di cui tratta. In pratica: '
Imperivm' non è un bel libro grazie a
Robert Harris, è un bel libro grazie a
Cicerone. Ed anche qui, ho detto 'bello', non 'bellissimo'. E un motivo c'è.
Mica so' scemo. Non è '
Memorie di Adriano', per intenderci. E' eccessivamente '
politically-correct', per esserlo. Un po' come
Porta a Porta. Cicerone appare troppo
fasullo, troppo
perfetto, eccessivamente
affezionato ai valori della politica e della Repubblica, (per quanto, v'è da dire, un paio di volte li metta da parte), eccessivamente
contrario alla violenza, al sangue, alla morte,
al tradimento; insomma, risulta
eccessivamente un brav'uomo, in famiglia come sul lavoro.
Harris è troppo
moraleggiante, quasi cattolico; Cicerone era un
Romano. Un
duro, violento, spietato, scaltro Romano. Un uomo
calato nella sua epoca, nei valori della sua epoca; in quanto tale, non disdegnava
avventure con favoriti o sgualdrinelle di sorta, non si preoccupava granchè della plebe, di problemi quali l'
indigenza, la malattia, la disperazione, tantomeno della
guerra, della violenza... Ma, tutto sommato, i personaggi di questo '
Imperivm', per quanto 'censurati', appaiono ben
caratterizzati, seppur un po' troppo semplicisticamente
. Simpatico e rozzo Pompeo, antipatico e corrotto Crasso, astuto ed infedele Cesare. La
narrazione scorre fluida, forse un po'
banalmente, a tratti
ingenuamente, di sicuro troppo
semplicemente.
Insomma, '
Imperivm' non è certo un
capolabor, ma è pur sempre un librone più che
sleggiucchiabile, specie d'estate, sotto (o sopra?) l'ombrellone.
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