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La biblioteca dei morti' è il classico
thrillerone estivo, utile per chi ha intenti
sollazzevoli, ma niente più; Tanto per la cronaca, il romanzo costituisce il manoscritto d'esordio di
Glenn Cooper, che prima di darsi alle pazze giuoie della scrittura era assiso, e bello comodo, in una poltroncina di pelle umana al duecentesimo piano d'un grattacielo di Manhattan, in quanto omino già
più o meno noto (sceneggiatore, produttore cinematografico, nonchè amministratore delegato), perlomeno negli
USA. La
trama del librone da lui redatto (costituito da
439 pagine, edito da
NORD) è, come di consueto, discretamente
banalotta, ma, a discolpa dell'autore, v'è da dire che è
ingegnosamente, e, invero, pure balzanamente
narrata, attraverso un alternarsi di vicende
cronologicamente assai distanti (si parla di un balzo dal VIII al XXI secolo, mica bruscolini). Il protagonista dell'opera piglia il nome di Piper.
Will Piper. ('Guglielmo Tubarolo') Professione:
agente dell'FBI, prossimo alla pensione. Specializzazione: cacciatore di
serial killer. Precedenti:
canaglia rompiballe e mezza maniaca. Codesto ignobile personaggio, peraltro vanesio quanto Sherlock Holmes e più teatrale del Tenente Colombo, è affiancato dalla collega (nonchè futura amante e mogliettina)
Nancy Liminsky, Lizziminki, Luminchia,
Lipinski o qualcosa del genere. La strana coppia (lui è un coglionazzo, per giunta volgarotto e bestemmiatore, lei è una tutta puntigliosa, tutta dedita al mestiere, una sorta di 'secchiona' post-litteram) è sulle tracce del fantomatico
Doomsday, il
killer del 'Giorno del giudizio', così fantasiosamente etichettato a ricalco della sua abitudine d'inviare cartoline alle proprie vittime, così da farle crepare psicologicamente, ancor prima che fisicamente. Parallelamente alle indagini, che conducono Will da una propria vecchia conoscenza, il compagno di camera (roba da college) nonchè nerd
Mark Shackleton, viene narrata al lettore l'avventura di '
Primus', la quale ha avuto inizio nell'
VIII secolo d.C. Questi altro non è che un
bamboccio malpelo, per giunta mentalmente
ritardato, fatalmente nato il
7/7/777, accudito da un crocchio di
monaci invasati, in un'abbazia sull'isola di Wight. Costui impazzisce, e piglia a scrivere dappertutto i
nomi di persone destinate a perire, con tanto di
data di morte (un bell'epitaffio, nevvero?) al seguito...
Il romanzo è il consueto
ammasso di stereotipi, quantomeno a livello di
caratterizzazione dei personaggi; s'è già detto:
Will è l'
infallibile detective fancazzista,
Nancy è la
secchiona della situazione,
Mark il
nerd sfigatuzzo di turno. Ancor più invisibili i vari ominicchi e quaquaraquà di contorno. La
trama si sviluppa in un macello di dialoghi, luoghi comuni e rovesciamenti di sorta (i cosiddetti 'colpi di scena'). Addirittura, si conclude con la classica '
grande fuga' da parte dei protagonisti, insipidamente condita con un
lieto fine da fiabella
Grimmesca. Interessante, per quanto più adatto ad un horror giapponese di serie Z che ad un best-seller americano, lo spunto della
lista delle morti e dell'annesso complottone governativo. Simpatica, inoltre, l'
atmosfera che aleggia nelle pagine Medievali del libercolo; certo, non è 'Il nome della rosa', ma si fa apprezzare. Da segnalare pure -tanto per non farsi mancare nulla- la presenza, in diversi punti del romanzo, d'un paio di
scene a sfondo sessuale davvero
perverse, frutto senz'ombra di dubbio d'una mente deviata, preferibilmente da medicare in tempi rapidi, che, oltrechè pleonastiche, risultano realmente
di pessimo gusto. 5-