Recensione - Twilight: Breaking Dawn - Il romanzo
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Di Big Fat Fede
E ritorna sullo schermo, o, per meglio dire, sulla pagina, la famiglia Cullen ('Culetto'), composta dai consueti vampiri -Edward ('Edoardo'), Alice ('Alice'), Carlisle (Intraducibile; forse 'Carletto'), Rosalie ('Rosalìa'), Jasper (Intraducibile), Emmet ('Ermengardo'), Esme ('Esmeralda')- buoni e vegetariani, oltrechè antipaticamente saputelli; nello specifico, ritorna grazie alla (scarsa) fantasia della scrittrice Stephenie Meyer, già autrice dei precedenti capitoli della saga di Twilight, che tanto ha appassionato milioni di adolescentucole, e, quel che è peggio, di adolescentucoli, questi ultimi tutti intenti ad immedesimarsi nella figura figacciona e imperfettibile del buon Edward. Ma che vadano a lavorare.
Alla già consistente famigliuola di cui sopra, si aggiunge, in quest'ultimo 'Breaking Dawn' la brutta e sfigata Bella, pseudofidanzata del vampirico Edward, che ricambia l'amor di lei da ormai tre libercoli, e finalmente, in 'Breaking Dawn', si decide a sposarla. I due vanno in luna di miele, fanno fifì, e la donna rimane incinta d'una specie di mostriciattolo con elementi umano-vampirici, che finisce quasi per accopparla. (Peccato che non accada). Anche Jacob, l'amico lupo mannaro di Bella, e il resto del suo branco, all'interno del quale vi sono un po' di casini, hanno il loro ruolo (si fa per dire) nella vicenda; in pratica, quello di guardie del corpo; la trama si evolve (si fa per dire) con un equivoco molto (poco) Shakesperiano, che darà origine a baruffe interne tra immortali che vedranno la ricomparsa sulla scena anche degli immancabili padrineschi vampiri italiani, i Volturi.
'Breaking Dawn'. Anzi, 'Breaking Down'. Anzi, 'Down'. Anzi, 'Giù'. Giù il cappello? No, giù le braccia, che ineluttabilmente precipitano al suolo come manco un aereoplano Alitalia con benzina verde Agip, dinanzi alla quintessenza della banalità, del trito e ritrito, del riciclaggio, della rimestazione, insomma, del brodino allungato, che questo romanzetto da quattro soldi rappresenta: non un'innovazione decente a livello dei personaggi, non una trama degna di questo nome, una sola novità riguardo alla narrazione, ora con focalizzazione salterellante dall'uno all'altro dei protagonisti, sempre in forma diaristica; insomma! Una sciocca fiabella che forse ai tempi dei fratelli Grimm si poteva considerare -schifezze horroristiche, splatter, sanguinolente e sadomasochistiche a parte- discretamente originale e sleggiucchiabile, ma che oggidì altri non riesce che a far sognare giuovincelli che poco hanno letto e leggeranno. Senza farli neppure riflettere, come è tristemente ovvio. Nota: è ben tradotto in italiano. Bravo Luca Fusari.
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« grande fede.. ci piacee :D »