Recensione - Twilight: Eclipse - Il romanzo
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Di Big Fat Fede
Terzo capitolo della saga vampiresca nata dalla mente malata d'una scrittrice americana (Stephenie Meyer) alle prime armi, Eclipse è un romanzo pseudo-gotico atto a generar grandi giuoie in un pubblico prettamente adolescente, o prettamente cretino. A seconda dei casi. Ad ogni modo, il volumotto, affatto agile -si parla di 500 pagine, mica bruscolini- narra, al pari dei predecessori, le gesta spensierate di due 'eroici' individui: Edward Cullen, ('Edoardo Culetto'), e Bella Swan ('Brutta svampita'). Il primo è un vampiro vegetariano, imperocchè non si nutre di sangue umano, ma di belve preferibilmente feroci, la seconda è un'inutile umana fragile e piagnucolosa. I due sono perdutamente innamorati l'uno dell'altra; peccato per la variabilità della specie e d'ogni specie. Darwin si rivolterà nella tomba. Ad ogni modo, in questo terzo capitolo della saga, la strana coppia si trova in grande pericolo: Victoria, vampira malvagia e sanguinolenta, il cui compagno è stato accoppato da Edoardo, torna alla carica, e dà origine, attraverso il morso, ad un esercito di vampirotti scatenati, con il compito di dare la caccia ai nostri (anzi, 'vostri') eroi. Problematico torna anche il rapporto Edoardo-Giacobbo, ovverosia succhiasangue-licantropo, tra i due maschiacci di Brutta Svampita; e tra la medesima Brutta ed i due. Anche i Volturi, i mafiosi italiani sovrani del mondo vampiresco, fanno la loro degna ricomparsa sulla scena, nelle pagine risolutive.
Solitamente le saghe, con il tempo, peggiorano: be', Twilight non eccepisce a questa regola, anzi, ne è la comprova definitiva: Eclipse è una sorta di collage, contenente i personaggi dei volumi precedenti della Meyer, mixati e frullati allegramente, con l'aggiunta di un pizzico di violenza -è un evergreen- di dramma, nonchè azione. Unico elemento di colore del romanzo: il rapporto tra i membri del branco di licantropi, evidenziato dalla comunicazione telepatica, anche a livello visivo-olfattivo, dunque plurisensoriale, discretamente interessante, benchè scopiazzato dall'Eragon (uomo-drago) di Paolini, che a sua volta l'aveva scopiazzato da tutta una cricca di maestri della letteratura. Spizzicate melensaggini amorose condiscono il tutto, allungando pateticamente il brodo, ancora una volta.
5