Recensione - Twilight - Il romanzo
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Di Big Fat Fede
'Twilight' ('Alba') è il primo capitolo dell'omonima saga, nato dalla mente malata e distorta d'una scrittrice Statunitense prima ignota, Stephenie Meyer, narrante le meravigliose e maggichissime avventure, coinvolgenti un vampiro (Edward Cullen, in italiano 'Edoardo Culetto') buono e vegetariano -infatti caccia il sangue animalesco-, bello, ricco-sfondato, oltrechè, naturalmente, figo, e della sua Bella Swan, insulsa umana piagnucolosa nient'affatto bella, ma in compenso molto buona (non da mangiare, ma per un vampiro anche sì) con una mente ancora più distorta, vorticosa ed incomprensibile della Meyer stessa. Tra un incontro con vampiri malvagio-maniaco-assassini e suoceri vari, nonchè parenti rompiballe (padri ultraprotettivi e sorellastre scassamaroni), la brutta Bella s'innamorerà poco a poco del bell'Edward, così come il bell'Edward della brutta Bella, ma anche del gustoso sangue di lei.
Spaventosamente pseudo-gotico e fallimentare clone Shakespeariano d'un amore impossibile tra due pirloidi di specie diverse: il plot è un flop, o, più che altro, non esiste: il romanzo è un calderone fumante misciottato a mestolate di rovesciamenti di stereotipi horroristici e manciate di stereotipi molto in voga tra flirtanti adolescentucoli. Ma il bello viene dopo: arriva il cattivo, e rompe le balle ai piccioncini in amore, ma il protagonista amato màsculo, eroe senza macchia (lavato con Perlana) e senza paura, salva se stesso e la sua Bella, mandando a quel Paese un antagonista quanto mai insignificante. Unica nota di colore: narrazione fluida, ben strutturata, ottimamente trasposta nel linguaggio nostrano, dotata di discreta proprietà lessical-sintattica. Particolare, ma non originale, la struttura diaristica in prima persona con narratore interno a focalizzazione fissa, davvero azzeccata, con annessa libertà di commento e interpretazione.
6-