E’ in tutta franchezza riprovevole la morbosità dell’opinione
pubblica internazionale, a maggior ragione di quella italiana: desta
difatti ribrezzo la sanguinolenta assiduità con cui certi telegiornali
nazionali seguono le vicende di cronaca nera locale (si vedano a questo
proposito i casi Knox-Stasi, Olindo-Rosa, Yara, Sarah Scazzi, soltanto
per citare i più recenti e/o frequentemente tirati in ballo dai media).
La diabolica curiosità che il popolino nutre per omicidi, stupri,
nonchè fatti di sangue in genere è davvero incomprensibile e quanto mai
esecrabile; ed è causata dalla medesima, insulsa fascinazione
dell’orrore più nero (anzi, più rosso) che fa la fortuna dei film
splatter. Certo, è vero che la mente umana è imperfetta, e si
caratterizza proprio in virtù della sua manifesta cretineria, tuttavia
la sadomasochistica contemplazione del sangue lasciato di fresco da un
corpicino steso sull’erba, meglio se con i pantaloni e/o la gonnellina
abbassata, va al di là della semplice stupidità insita in quella che è
la nostra essenza. E’ qualcosa di più: un bieco godere delle disgrazie
altrui, che va ad acuire la percezione delle proprie fortune. Della
serie: “Ah, guarda che tragedia! Meno male che non è successo a me…”.
Si vergogni, dunque, il popolino ficcanaso. E si vergognino pure quei
presunti criminologi che vagano raminghi per i talk-show, con la tutt’altro
che disinteressata intenzione di fornire alle masse la razione di sangue quotidiana. E si vergognino anche tutti quei
presunti giornalisti che – quali mosconi ronzanti sul miele – hanno l’ardire di
mostrare la propria faccia zuccherina sui luoghi delle più orribili
disgrazie, rivolgendo alle vittime di queste quesiti ('come si sente?') l’idiozia dei quali
s’è già da tempo guadagnata fama di indescrivibile.