Versione di
Livio:
Coraggio delle donne sabine, da 'Lingua nostra', di Giuseppe
Grasso.
(
Simile ad un'altra versione già tradotta e pubblicata su questo sito, 'Le donne sabine pongono fine alla guerra tra Romani e Sabini' tratta da 'Corso di lingua latina per il biennio', di Laura Pepe e Danilo Golin)
Tum Sabinae mulieres, quarum ex iniuria bellum ortum erat, crinibus passis scissaque veste victo malis muliebri pavore ausae se inter tela volantia inferre, ex transverso impetu facto dirimere infestas acies, dirimere iras, hinc patres hinc viros orantes, ne se sanguine nefando soceri generique respergerent, ne parricidio macularent partus suos, nepotum illi, hi liberum progeniem. 'Si adfinitas inter vos, si conubii piget, in nos vertite iras; nos causa belli, nos vulnerum ac caedium viris ac parentibus sumus; melius peribimus quam sine alteris vestrum viduae aut orbae vivemus'. Movent res cum multitudinem tum duces; silentium et repentina fit quies; inde ad foedus faciendum duces prodeunt; nec pacem modo, sed civitatem unam exduabus faciunt; regnum consociant, imperium omne conferunt Romam. Ita geminata urbe, ut Sabinis tamen aliquid daretur, Quirites a Curibus appellati.
[
Livio]
Dunque le donne sabine, dall'ingiuria delle quali era sorta la guerra, sciolti i capelli e stracciata la veste, vinto il (tipico) pudor femminile per i pericoli, osando gettarsi tra i dardi saettanti, lanciatesi obliquamente all'assalto, placarono gli schieramenti avversi, dirimettero le ire, supplicando ora i padri ora i mariti di non insozzarsi col sangue nefando del suocero o del genero, di non macchiare la propria prole -quelli il nipote, questi la stirpe dei figli- di assassinio. 'Se provate vergogna per la parentela tra di voi, se provate vergogna per la nostra unione, volgete le vostre ire contro di noi; noi siamo la cagione della guerra, noi delle ferite e delle uccisioni di mariti e parenti; periremo piuttosto che vivere vedove o prive dell'uno o dell'altro di voi.' Le suppliche commuovono tanto la moltitudine (di soldati) quanto i comandanti; si fa silenzio, e repentina cala la quiete; di lì i comandanti avanzano per stringere un accordo; non giungono soltanto alla pace, ma, da due, si fondono in un unico popolo; consociano il regno, portano a Roma l'intero governo. Così riunificata la città, affinchè fosse concessa -nonostante tutto- qualche cosa ai Sabini, essi furon nominati Quiriti da Curi.