Versione - L'accidia, malattia della volontà (Francesco Petrarca)
Latino |
Di Big Fat FedeVersione di Francesco Petrarca: L'accidia, malattia della volontà, da 'Lingua nostra', di Giuseppe Grasso.
AUGUSTINUS - Habet te funesta quaedam pestis animi, quam Accidiam moderni, veteres Aegritudinem dixerunt.
FRANCISCUS - Ipsum morbi nomen horreo.
AUGUSTINUS - Nimirum, diu per hunc graviterque vexatus es.
FRANCISCUS - Fateor, et illud accedit quod omnibus ferme, quibus angor, aliquid, licet falsi, dulcoris immixtum est; in hac autem tristitia, et aspera et misera et horrenda omnia, apertaque semper ad desperationem via et quidquid infelices animas urget in interitum. Ad haec, et reliquarum passionum ut crebros sic breves et momentaneos experior insultus; haec autem pestis tam tenaciter me arripit interdum, ut integros dies noctesque illigatum torqueat, quod mihi tempus non lucis aut vitae, sed tartareae noctis et acerbissimae mortis instar est. Et (qui supremus miseriarum cumulus dici potest) sic lacrimis et doloribus pascor atra quadam cum voluptate, ut invitus avellar.
AUGUSTINUS - Morbum tuum nosti optime; modo causam nosces. Dic ergo: quid est quod te adeo contristat? Temporaliumne discursus, an corporis dolor, an aliqua fortunae durioris iniuria?
FRANCISCUS - Non unum horum aliquod per se tam validum foret. Si singulari certamine temptarer, starem utique; nunc autem toto subruor exercitu.
[Petrarca]
AGOSTINO - Aleggia in te una funesta malattia della volontà, che i moderni (chiamano) Accidia, e che gli antichi definirono 'Aegritudinem'.
FRANCESCO - Ho in orrore il nome stesso di questo morbo.
AGOSTINO - Senz'altro, sei stato tormentato a lungo e orrendamente da ciò.
FRANCESCO - Lo ammetto, e s'aggiunge il fatto che a quasi tutto ciò da cui sono afflitto è mescolato qualcosa, sebbene falso, di dolce; d'altra parte in questa tristezza tutte le cose sono aspre, misere ed orrende, la via per la disperazione è sempre aperta, e qualunque inezia spinge gli animi infelici alla morte. Oltre a ciò, delle rimanenti passioni, soffro tanto prolungati quanto effimeri e momentanei gli assalti; d'altra parte questa malattia della volontà mi affligge talora tanto tenacemente che, da essa imprigionato, mi tormento giorni e notti intere, giacchè la mia esistenza non ha più l'aspetto della luce o della vita, ma delle infernali tenebre della notte, e d'una morte crudissima. E (cosa che si può definire il supremo cumulo delle miserie) così mi nutro di lacrime e di dolori con una tale amara voluttà che, contro la mia volontà, me ne distacco.
AGOSTINO - Conosci eccezionalmente il morbo che t'affligge (letteralmente: 'tuo'); allora ne saprai la cagione; di', dunque: cos'è che ti tormenta a tal punto? Forse il trascorrere del tempo, o il dolore del corpo, o un torto della sorte, alquanto dura?
FRANCESCO - Uno solo di questi (motivi) non sarebbe di per sè sufficientemente valido. Se fossi tentato da un'unica prova, resisterei per certo; ora, invece, sono assalito da un intero esercito!