Versione - L'uomo saggio non ha bisogno di nulla (Cicerone)
Latino |
Di Big Fat FedeVersione di Cicerone: L'uomo saggio non ha bisogno di nulla, da 'Corso di lingua latina per il biennio', di Laura Pepe, Danilo Golin. - Dalla grammatica alla traduzione - Unità 14-25 (Volume II)
Xenocrates, cum legati ab Alexandro quinquaginta ei talenta attulissent, quae erat pecunia temporibus illis, Athenis praesertim, maxima, abduxit legatos ad cenam in Academiam; is apposuit tantum quod satis erat, nullo apparatu. Cum postridie legati rogarent eum cui numerari iuberet: 'Quid? Vos hesterna', inquit, 'cenula non intellexistis me pecunia non egere?'. Quos cum tristiores vidisset, triginta minas accepit, ne aspernari regis liberalitatem videretur. At vero Diogenes Cynicus, Alexandro roganti ut diceret si quid opus esset: 'Nunc quidem paululum', inquit, 'te a sole amove'. Offecerat videlicet ei apricanti. Et hic quidem disputare solebat quanto regem Persarum vita fortunaque superaret: nam dicebat sibi nihil deesse, illi nihil satis umquam fore, se eius voluptates non desiderare, suas eum consequi nullo modo posse.
[Cicerone]
Xenocrate, giacchè i legati gli avevano offerto cinquanta talenti, da parte di Alessandro, che a quei tempi corrispondevano, specie in Atene, alla massima somma di denaro possibile, invitò i legati ad un pranzo all'Accademia; egli imbandì la tavola di quanto era sufficiente, senza alcun lusso. Giacchè il giorno seguente i legati gli domandavano a chi desiderava che fosse versato il denaro: 'cosa -replicò- non avete compreso dal pranzetto di ieri che io non necessito di denaro?' E, poichè li vide alquanto sconsolati, accettò trenta mine, affinchè non paresse che egli disdegnasse la generosità del re. Ed invero anche Diogene il Cinico, ad Alessandro, che gli domandava se gli occorresse qualche cosa: 'Ora - replicò- spostati un poco dal sole'. Evidentemente gli aveva impedito di prendere il sole. E questi era per di più solito disquisire di quanto fosse superiore in vita e fortuna al re dei Persiani: difatti affermava che a lui non mancava alcunchè, mentre che a quello mai sarebbe risultato sufficiente nulla, che non desiderava i suoi piaceri, e che egli non poteva in alcun modo imitare i suoi.